about me

sabato 16 marzo 2013

"Chissà cosa intendeva quando mi ha detto: 'Buongiorno'?"

Gli appassionati di fantascienza sapranno già che in 2001 ha una piccola parte il famoso Comandante Straker della serie UFO di Gerry e Sylvia Anderson: l'attore newyorkese Ed Bishop.

Ed Bishop: Comandante Straker e Comandante dell'Aries II

Diversamente da Ann Gillis, il buon Bishop (scomparso nel 2005) grazie al successo di UFO nel mondo è stato intervistato un sacco di volte; in alcune di queste ha rilasciato qualche dichiarazione riguardante la sua esperienza sul set di 2001 e il suo rapporto con Kubrick:
Avevo avuto una particina in Lolita [il dottore, nella scena in cui Humbert scopre che la moglie è morta, ndt] ed ero appena uscito dalla scuola di recitazione. Era il primo film che avessi mai fatto, e lì ho incontrato quest'uomo che a scuola avevamo idolatrato, insomma, 'Orizzonti di Gloria' e tutto il resto.
Dopo Lolita [Kubrick] era stato molto elogiativo nei miei riguardi. Diceva, "Ed, vorrei lavorare di nuovo con te", e uno pensa, stronzate! ma poi un giorno sei a casa, il telefono squilla ed è Lui all'altro capo del telefono. Deliravo per lavorare di nuovo con lui. [...] Ho lavorato una settimana nel film e allo stesso tempo lavoravo in un teatro nel West End londinese, da cui uscivo tutti i giorni per andare negli studi MGM per le riprese.
Le cronache hollywoodiane sono piene di testimonianze di collaboratori di Kubrick offesi da qualche comportamento del regista: per la maggior parte delle volte si tratta di personaggi delusi da non aver avuto dallo stesso l'attenzione o le coccole che gli stessi pensavano di meritare (mi vengono in mente Frederic Raphael, Malcom McDowell, in parte lo stesso Gary Lockwood).

La storia di Bishop non sembra essere diversa: forse a causa delle sue stesse aspettative, un pò altine rispetto all'importanza del suo ruolo nel film, forse in parte dovute alla formazione teatrale dell'attore:
Ancora non ho capito cos'è successo. Qualunque cosa facessi, sbagliavo. Non è che mi abbia cacciato. Non c'erano cacciate con Stanley. Semplicemente, lo capivi. Io cercavo disperatamente di entrare in contatto con lui, di capire cosa diavolo volesse. [...] Non avevo idea di cosa stesse parlando! Sono il tipo di attore che deve avere una relazione aperta con il regista. Lui invece faceva degli strani giochini. Un giorno diceva "Dunque, Ed, quello che penso che dovresti fare è..." e tu ti rompevi la schiena tutto il giorno per farlo. E il giorno dopo diceva "No, non credo proprio che tu lo stia facendo." Sono arrivato al punto, all'ottavo giorno di lavorazione, in cui mi diceva "Buongiorno" e io cominciavo a chiedermi cosa intendesse veramente.
Non sono né un attore né tantomeno un regista, ma dopo otto giorni di lavoro, peraltro inframezzati da un'altra esperienza lavorativa, non mi sembra che un regista che ti dice gentilmente che non stai facendo quello che vuole possa essere causa di particolari paranoie. Invece la maggior parte delle interviste di Bishop sono coerenti per quanto riguarda questo punto: redatte tra il 1996 e il 2002, Bishop sospira sempre quando si tocca il tasto Kubrick, dice che quella in 2001 è stata un'esperienza molto infelice, un episodio triste nella sua carriera, si lamenta della presunta "doppiezza" del regista.

Ma come spesso avviene, passa il tempo e le idee cambiano (è successo con McDowell, l'interprete di Arancia Meccanica): in un intervista resa più avanti sempre nel 2002, guarda caso dopo essere stato intervistato per il documentario sul making del film 2001 - the making of a myth (dove in un paio di frasi riesce ad essere un pò acidino) il ricordo di aver lavorato con Kubrick diventa improvvisamente molto piacevole:
Ho preso parte al documentario sul making of, non molto tempo fa, e ho sentito che la Warner Bros potrebbe rilasciare la versione originale, con tutte le parti tagliate re-incluse, così tengo le dita incrociate. E' stata un'esperienza molto piacevole lavorare con Kubrick, ovviamente fu uno dei pochi geni in giro. E vedere le mie scene re-inserite dopo tutto questo tempo sarebbe grande.

Comunque sia, Kubrick non ha certo bisogno della nostra difesa. Concentriamo invece la nostra attenzione sui dettagli che Bishop rivela sul girato di alcune scene: in un brano interessante, per esempio, ci ricorda che soffriva in modo ricorrente di claustrofobia.
C'era una bellissima scena dove l'ascensore si apre e io esco fuori. Ma mentre stavo aspettando di cominciare la ripresa, comincio ad entrare nel panico. Non c'era niente di improvvisato nei set di Kubrick - ogni singola cosa funzionava, e questo ascensore si chiudeva sul serio. Non sono uscito finchè qualcuno ha premuto un bottone, così era come stare in un vero ascensore - non esci finchè il meccanismo non ti fa uscire - così ho passato un brutto quarto d'ora.
In un altro brano, Bishop rivela il contenuto di una delle scene tagliate:
Poi ho fatto quella bella scena con quel tipo [William Sylvester, che interpreta Heywood Floyd]. Dovevo parlargli perchè era l'unico passeggero verso la Luna e dovevo scoprire come stavano andando davvero le cose. C'era una scena tra me e il co-pilota, in cui lui diceva: "Ehi, cosa sta succedendo? Perchè andiamo su con solo un passeggero?" E io "Proverò a scoprirlo". [...] Abbiamo girato un sacco di materiale e mi si è spezzato il cuore quando ho visto il film all'uscita... avevamo girato per nove ore ed è stato tagliato a tre!
Confermando la sensazione di Ann Gillis e di altri dei tanti collaboratori di Kubrick nel film, Bishop fa capire chiaramente che il piano di lavorazione del film era precisissimo per quanto riguarda le riprese e la realizzazione degli effetti speciali, ma un pò carente per i dialoghi, del resto in perfetta coincidenza con i desideri del regista, che con 2001 voleva creare principalmente "un'esperienza non verbale".
In quel momento nessuno sapeva come fosse la sceneggiatura, non l'aveva visto nessuno in versione definitiva. Era tutto nella testa di Kubrick. [...] Dato che non c'era sceneggiatura, semplicemente improvvisavamo. Kubrick diceva, ragazzi, andate e inventate una scena, tornate e ci diamo un'occhiata. Fu assolutamente incredibile. [...] Aveva il controllo totale, sapeva tutto sui modellini e sui costumi. Aveva proprio tutto in testa. [...] Era un tipo veramente, veramente complesso. La maggior parte di noi funziona su più di un livello, diciamo tre. Con lui ho perso il conto a cinque.

* * *

Fonti:
http://ufoseries.com/magazines/dreamwatch22.html
http://www.shadolibrary.org/actors/bishop/bentley2.shtml
http://edstraker.net/en/june2011/articles/287/George-Victor-Bishop-%281932-2005%29.htm
http://ufoseries.com/magazines/sfxSpring2002text.jpg
http://www.sci-fi-online.com/Interview/03-26_EDBishop.htm

Nessun commento:

Posta un commento